Che cos'è una bomba d'acqua e cosa significa questo termine

Sempre più spesso nella cronaca meteorologica delle più violente ondate di maltempo che colpiscono l’Italia (e non solo), utilizziamo il termine “bomba d’acqua“, un azzeccatissimo neologismo che consente meglio di ogni altra parola di rendere l’idea di ciò che si sta verificando in un determinato luogo quando la pioggia raggiunge intensità impressionanti ed eccezionali, provocando gravi ripercussioni sul territorio. E’ stata una “bomba d’acqua“, ieri pomeriggio, a decastare Ostuni, la “perla bianca” dell’Adriatico. Un’altra “bomba d’acqua” due giorni fa ha colpito San Severo, sempre in Puglia, provocando la morte di un uomo. Ma sono fenomeni che si verificano sempre più spesso a causa dei cambiamenti climatici, che hanno determinato negli ultimi anni un notevole incremento di episodi piovosi brevi ma eccezionalmente intensi.
 

Mentre c’è ancora qualche puritano tradizionalista che evidentemente non vorrebbe mai una scienza meteorologica al passo con i tempi e storce il naso di fronte all’utilizzo di questo termine, in realtà parlare di “bomba d’acqua” è assolutamente corretto non solo da un punto di vista mediatico (che, comunque, non è di poca importanza), ma anche sotto il profilo strettamente scientifico.

Infatti nella tradizionale classificazione delle piogge e dei termini da utilizzare in caso di vari tipi di precipitazione, c’è un grandissimo vuoto che soltanto un termine azzeccato come “bomba d’acqua” può riempire. Infatti per indicare il tipo di precipitazione si deve valutare la propria intensità (e non, quindi, l’accumulo complessivo). E’ una cosa scontata, che però trae molti in inganno. Può essere più violenta una precipitazione di 10mm (se cadono in pochi minuti) rispetto a una di 100mm (se cadono nell’arco di 24 ore). Ecco perchè non conta tanto l’accumulo complessivo, ma l’intensità di una precipitazione.

Può esserci un violento nubifragio o addirittura una bomba d’acqua anche se la pioggia dura un minuto. Dipende da quanto piove forte. I pluviometri moderni misurano anche l’intensità della pioggia, in mm/hr cioè calcolando quanti millimetri cadrebbero in un’ora se quella precipitazione durasse con quella intensità per un’ora. Un dato che fino a qualche decennio fa non era possibile calcolare, poi la “rivoluzione digitale” della strumentazione meteorologica ci ha consentito anche di misurare l’intensità delle precipitazioni in tempo reale e di valutare meglio il tipo di fenomeni in corso.

La tradizionale classificazione delle precipitazioni in base all’intensità è la seguente:

  • meno di 1mm/hr = “pioviggine
  • 1-2 mm/hr = “pioggia debole
  • 2-6 mm/hr = “pioggia moderata
  • 6-10 mm/hr = “pioggia forte
  • 10-30 mm/hr = “rovescio
  • oltre 30mm/hr = “nubifragio

Negli ultimi anni, però, capita molto spesso che si verifichino precipitazioni molto ma molto più intense rispetto ai 30mm/hr. Ad esempio in Italia ogni mese abbiamo rovesci di pioggia che superano i 100mm/hr, e ogni anno numerosi eventi con picchi di intensità superiori ai 500mm/hr, valori mostruosi rispetto a quelli della classificazione storica, che sarebbe opportuno aggiornare. Il termine “bomba d’acqua” può ritenersi azzeccato per identificare le precipitazioni con intensità superiore ai 100mm/hr, ben più forti rispetto ad un semplice “nubifragio”. Ecco perchè “bomba d’acqua” non è affatto un sinonimo di nubifragio o un neologismo per dire “nubifragio” in un altro modo. E’ in realtà un termine nuovo per indicare un fenomeno nuovo, molto più violento di un semplice nubifragio.

Altrettanto importante è l’appeal mediatico e popolare di un termine come “bomba d’acqua“, che è diretto, chiaro, eloquente, non lascia spazio a fraintendimenti e rende pienamente l’idea della violenza di un fenomeno meteorologico agli occhi della popolazione. Se poi vogliamo una meteorologia chiusa in se’ stessa, lontana dalla gente, difficile da intendere per le masse e ancorata alle ferree etichette del passato, allora continuiamo pure a disprezzare simili neologismi nati in modo naturale soltanto per la grande necessità di chiarezza nel linguaggio. Ma non saremo certo noi a farlo. Su MeteoWeb continueremo in modo convinto a parlare di “bomba d’acqua” ogni qual volta se ne verificherà una, e lo riteniamo un modo corretto di fare informazione scientifica come già illustrato in precedenza (tra l’altro non esiste alcun “vocabolario meteorologico”, rispetto a chi sostiene che “bomba d’acqua non esiste in meteorologia”. Esiste eccome: il vocabolario che si usa per i fenomeni meteorologici è quello della lingua italiana).

Anzi. Definire allo stesso modo, cioè “nubifragio“, una precipitazione la cui intensità raggiunge i 31mm/hr e un’altra precipitazione la cui intensità raggiunge i 100, 200, 300 o addirittura 500mm/hr sarebbe un clamoroso errore non solo di comunicazione, ma anche scientifico.